CORSI DI FORMAZIONE: OBBLIGO O FACOLTÀ?

  • Autore: Cristina Vittorielli
  • 06 lug, 2017

LA FORMAZIONE VIENE SPESSO VISSUTA COME UNA MERA SPESA, IN REALTA' E' UN INVESTIMENTO IMPORTANTE!

Cosa succede quanto assumiamo il primo dipendente? Fra visita medica, corsi di formazione e documenti la spesa non è indifferente, ed allora si cerca di “limare” i costi, facendo solo ciò che risulta essere “più obbligatorio” (se poi una gerarchia esiste). E la formazione, mi dispiace dirlo, è spesso l’agnello sacrificale, vissuta come semplice obbligo (quindi spesa) e non come investimento.

Formare e informare i propri dipendenti è invece strategico, per tutte le realtà: piccole, grandi, pericolose e meno pericolose. Non solo per la diffusione di pratiche sicure, che diventano nel tempo abitudini di vita ma anche per il segnale che si manda, in questo modo alla propria forza lavoro, ai propri dipendenti. Un segnale di attenzione e di cura.

Inoltre formare i lavoratori in merito  ai rischi presenti sul luogo di lavoro significa prevenire  infortuni e  malattie professionali, significa  innalzare la qualità del proprio prodotto/servizio, significa ridurre disguidi, contenere…i costi…proprio così! Un vecchio proverbio recitava: “CHI PIU’ SPENDE MENO SPENDE…” e, si sa i proverbi hanno sempre ragione!

Investire nei corsi di formazione si trasforma, nel lungo periodo, in un risparmio: quanto può costare un fermo macchina? un interruzione sulla linea produttiva? Un lavoratore che contrae una malattia lavorativa? ed ancora: che effetti può avere, in reparto, un infortunio? E non mi riferisco solo alla produttività…

E’ bene sottolineare una cosa  non trascurabile: i corsi di formazione non sono una scelta delle aziende virtuose ma un obbligo per ogni datore di lavoro, in difetto del quale si rischiano sanzioni non indifferenti, anche penali.

In caso di mancata Formazione  il Datore di Lavoro è soggetto alle Sanzioni previste dal D. Lgs 81/2008 , modificato dal  famoso “ Jobs Act ”  « …. In caso di violazione delle disposizioni previste dall’articolo 18, comma 1, lettera g), e dall’articolo 37, commi 1, 7, 9 e 10, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori gli importi della sanzione sono raddoppiati, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori gli importi della sanzione sono triplicati ».  Quindi, per capirci in “euro”
fino a 5 lavoratori non formati : da due a quattro mesi di arresto, o l’ammenda da 1.315,20 a 5.699,20 euro;
da 6 a 10 lavoratori : da quattro a otto mesi di arresto o ammenda fino a 11.398,40 euro;
oltre i 10 lavoratori : da sei mesi a un anno di arresto, ammenda fino a 17.097,60 euro.

 

Chi può non fare nulla? L’unico che può “non fare nulla” è colui che lavora da solo, senza alcun aiuto. Tuttavia se lavora presso terzi è tenuto ad essere in regola con i dettami del D.lgs 81/08…quindi…

Quindi viviamo questi corsi di formazione per quello che sono, ottime occasioni per imparare a lavorare in sicurezza. Alle volte a vivere in sicurezza, perché la nostra salute, il nostro benessere, la nostra vita passano anche da questo!


SICUREZZA & SALUTE

Autore: Cristina Vittorielli 20 ott, 2017
Gli agenti cancerogeni e mutageni sono in grado di provocare alterazioni genetiche e neoplasie nei soggetti esposti. Il tema dell’epidemiologia dell’esposizione ad agenti cancerogeni in ambito professionale e delle neoplasie correlate è complesso per molte ragioni, fra cui il lungo periodo di latenza tra esposizione ed insorgenza dei sintomi.
Il d.lgs. 81/2008 individua nell'Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale e nelle Unità sanitarie locali i soggetti istituzionali deputati alla gestione dei flussi informativi relativi alla tenuta e l'aggiornamento dei registri indicanti i livelli di esposizione dei soggetti ad agenti cancerogeni, agli elenchi di lavoratori esposti e alle cartelle sanitarie e di rischio.
Le modalità di tenuta del registro e di trasmissione dei dati all'Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, sono definiti dal d.m. 155/2007. In particolare, il datore di lavoro deve:
  • consegnare copia dei registri di esposizione e delle variazioni intervenute ogni tre anni e comunque ogni qualvolta l'Istituto ne faccia richiesta;
  • comunicare la cessazione del rapporto di lavoro, con le variazioni sopravvenute dall'ultima comunicazione;
  • consegnare il registro in caso di cessazione dell'attività dell'impresa;
  • richiedere copia delle annotazioni individuali in caso di assunzione dei lavoratori che abbiano esercitato attività che comportano l'iscrizione ai registri.
Obiettivo dell'accentramento della documentazione è quello di mantenere traccia delle esposizioni subite dal lavoratore anche nel passaggio tra aziende diverse in modo da tutelare il lavoratore dal rischio di perdere la traccia di tutte le esposizione subite.

A seguito dell’entrata in vigore del Decreto interministeriale n. 183 del 25 maggio 2016 recante le regole tecniche per il funzionamento del Sinp, dal 12 ottobre 2017 è previsto che la trasmissione dei registri di esposizione a cancerogeni avvenga esclusivamente per via telematica. A questo scopo l’Istituto ha predisposto, per i titolari di posizione assicurativa, un applicativo disponibile nella sezione del portale Inail dedicata ai servizi on line.

FONTE INAIL

Autore: Cristina Vittorielli 12 ott, 2017

Dal 12 ottobre scatta l’obbligo , per i datori di lavoro, di comunicare all’INAIL, in via telematica, gli infortuni  che comportano l’assenza dal lavoro da uno a tre giorni  (escluso quello dell’evento), fino ad oggi esclusi da qualsiasi obbligo di segnalazione dall’Istituto.

Si tratta di una delle novità introdotte con il D ecreto n. 183/2016 con il quale è stato istituito il Sinp , il Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro, ed è stato conseguentemente introdotto l’ obbligo di comunicazione all’Inail  degli infortuni sul lavoro anche se di un solo giorno.

L’assolvimento all’obbligo di comunicazione da parte dei datori di lavoro consentirà all’INAIL di monitorare tutti gli eventi di infortunio sul lavoro, indipendentemente dalla relativa durata e, quindi, anche quelli che comportano un’assenza di durata inferiore a tre giorni per i quali non sussisteva l’obbligo di invio della denuncia ma per i quali era prevista l’annotazione nel registro infortuni (ormai abolito dal D. Lgs. n. 151/2015).

Per maggior chiarezza: la comunicazione assolve ad una finalità statistica e informativa , la denuncia a quella assicurativa. Infatti, solo gli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro di almeno quattro giorni sono indennizzati dall’INAIL.

In passato era obbligatorio comunicare esclusivamente gli infortuni con prognosi superiore ai tre giorni. A partire invece dal 12 ottobre 2017,  i datori di lavoro dovranno trasmettere comunicazione Inail entro 48 ore  dalla ricezione del certificato medico. Restano invariate le regole in merito all’erogazione dell’indennità Inail.

In caso di mancata comunicazione Inail di infortuni, anche se di solo un giorno, al datore di lavoro potrà essere comminata una sanzione che va da 548 euro a 1.972,80 euro, importo che sale ad un minimo di 1.096 ad un massimo di 4.932 euro per le comunicazioni di infortuni con prognosi superiore ai tre giorni e quindi coperti da assicurazione Inail.

 

OBBLIGHI PER LAVORATORI E DATORE DI LAVORO

In caso di infortunio sul lavoro o in itinere , anche se di breve entità, il LAVORATORE  è tenuto ad avvisare immediatamente il datore di lavoro e può:

    • recarsi oppure farsi accompagnare al Pronto soccorso dell’ospedale più vicino;
    • rivolgersi al medico dell’azienda, se è presente nel luogo di lavoro;
    • rivolgersi al suo medico curante.

        Il medico   che presta prima assistenza al lavoratore dovrà rilasciare obbligatoriamente il certificato  al lavoratore. In questo saranno indicate diagnosi e prognosi , ovvero numero di giorni di assenza dal lavoro. Il medico trasmetterà il certificato in via telematica all’Inail.

        Il lavoratore è tenuto a comunicare al datore di lavoro  il numero identificativo del certificato medico, la data di rilascio e i giorni di prognosi indicati.

        Il DATORE DI LAVORO  è invece obbligato a inoltrare la comunicazione o denuncia di infortunio all’Inail entro 48 ore  dalla data di ricezione del certificato medico ( dal 12 ottobre  anche per gli infortuni di un solo giorno)

        La comunicazione dovrà essere effettuata in via telematica  o con qualunque mezzo idoneo a comprovarne l’invio. Per chi si avvale dell’invio della denuncia di infortunio, in modalità telematica, è previsto l’esonero dall’invio della comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza.

        Per completezza: l’obbligo di comunicazione ai fini statistico-informativi per gli infortuni con prognosi superiore a tre giorni è assolto con l’invio della denuncia.

         Ricapitolando, in sintesi, gli obblighi  formali a carico del datore di lavoro  nella materia infortunistica sono:

        – in caso di infortunio con prognosi da uno a tre giorni: procedere con la comunicazione per via telematica;

        – in casi di infortunio con prognosi di almeno quattro giorni: procedere con la denuncia (che è anche comunicazione);

        – conservazione del registro infortuni fino al 22.12.2019 solo per le imprese esistenti alla data del 22.12.2015.

        La violazione dell'obbligo di comunicazione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da € 548,00 a € 1.972,80.

        Una raccomandazione: avvisate sempre, in caso di infortunio anche di lieve entità, i vostri consulenti!!!


        Autore: Cristina Vittorielli 21 lug, 2017


        L’appuntamento con l’entrata in vigore della nuova normativa europea sulla tutela dei dati personali è sempre più vicino, ma le imprese e la P.A., ad oggi, hanno ancora molte perplessità su come muoversi. La cosa certa è che i controlli ci saranno e le sanzioni saranno molto pesanti, fino a 20 milioni di euro!

        Vediamo di fare un po' di chiarezza, almeno sui concetti fondamentali, facendo una sintesi dei principi base su cui si basa la normativa.

         Come prima cosa dobbiamo considerare un approccio di tipo “olistico”, dato che il legislatore, quando parla di “ privacy by design ” e “ privacy by default ” intende esprimere due concetti basilari di tutta la normativa:

         1) È necessario implementare i principi normativi del regolamento all'interno di tutti i processi aziendali, esistenti e futuri;

        2)I dati personali e sensibili devono essere utilizzati esclusivamente per la finalità condivisa con l’interessato, cioè il soggetto che ha fornito i suoi dati al responsabile del trattamento.

         Il primo step da affrontare è quello dell’analisi dettagliata dei processi aziendali, in relazione al trattamento dei dati, per capire come impattano sui principi di liceità previsti dal regolamento.

        Sarà quindi indispensabile analizzare chi, all’interno dell’azienda, raccoglie, modifica, cancella, diffonde, memorizza e trasferisce i dati personali e che tipo di dati vengono trattati, se sono dati personali comuni o sensibili, cioè se attengono alla sfera economica, politica, religiosa, sanitaria, ideologica o se sono dati di tipo biometrico, cioè immagini della persona, impronte digitali, immagini della cornea (per esempio, nei processi di identificazione agli accessi bancari), etc.

        Alcuni processi saranno da integrare con quelli esistenti per far fronte alle nuove direttive, per esempio, la possibilità di recuperare velocemente i dati conservati e trasmessi a terzi per garantire il principio del diritto all’ oblio, della cancellazione successiva al periodo previsto di trattamento del diritto alla tempestiva informazione all’interessato in caso di: data breach (in questo caso la comunicazione dovrà essere fatta anche all'ufficio del Garante entro un periodo prestabilito); trasferimento dei dati a terze persone/organizzazioni; utilizzo differente dei dati da quello previsto in fase di consenso.

        E’ necessario redarre un report sui supporti utilizzati, informatici e/o cartacei, la loro affidabilità, i luoghi dove sono conservati e i rischi connessi alla location fisica. Ricordiamoci che i concetti fondamentali sulla tutela e la gestione del dato si basano sui seguenti principi: disponibilità, controllo, verifica, integrità, riservatezza, consistenza.

        In molti casi saranno previste delle procedure ad hoc, come l’analisi di impatto privacy, il registro dei trattamenti e l’assunzione di una figura con specifiche competenze nel campo della tutela dei dati, il DPO ( Data Protection Officer).  Approfondiremo questi punti in seguito.

        IL SISTEMA INFORMATICO E IL SITO INTERNET

        Sarebbe impensabile scindere il concetto di tutela del dato da quello di corretta, sicura e affidabile architettura informatica, data la pervasività dei sistemi digitali nella vita aziendale e privata.

        Una prima verifica riguarda la presenza di tutti gli elementi che compongono la rete informatica, sia hardware che software, in pratica un censimento ed una valutazione di massima dei componenti del sistema, le soluzioni adottate per la sicurezza e le procedure di log management , lo stato di vetustà dei software e delle macchine, le soluzioni di business continuity e di disaster recovery . Fortemente consigliata è un’analisi delle vulnerabilità della rete, che consente di rilevare i punti deboli del sistema ed ottenere un report dettagliato al quale è logico far seguire una procedura di mitigazione. Nei casi di gestione massiva di dati e/o di trattamento di dati particolarmente sensibili, in alcuni casi, è consigliabile anche un penetration test , durante il quale, la società di riferimento per la sicurezza informatica, dietro consenso esplicito e manleva, prova a “sfondare” il muro della sicurezza aziendale per simulare una violazione dei sistemi e delle informazioni riservate.

        Un ruolo molto importante sarà quello dell’ Amministratore di Sistema

        Il sito aziendale rappresenta non solo il biglietto da visita della società, ma l’elemento di immagine a più alta e diffusa visibilità, quindi anche più soggetto a verifiche e frequentazioni, non solo da parte di curiosi, concorrenti e clienti, ma anche da parte di organi di controllo. Per questo motivo è necessario che sia assolutamente perfetto e compliance rispetto alle normative previste.

        Da questa prima parte, introduttiva al nuovo regolamento, anche se estremamente sintetica ed essenziale si capisce perfettamente come le competenze richieste per affrontare la materia siano estremamente varie e specifiche e riguardino l’organizzazione aziendale, la conoscenza dell’impianto normativo e contrattualisticO, fino alla capacità di realizzare un sistema informatico, non solo funzionale ed efficiente, ma anche sicuro ed affidabile.

         Per questo motivo, FLEMING TECNA , già riconosciuta come un’autorevole organizzazione di riferimento nell’area dei processi di certificazione di qualità, viene affiancata da KRUZER , società specializzata nel settore della sicurezza informatica e della tutela del dato.


        Autore: Cristina Vittorielli 19 lug, 2017

        ALCUNI NUMERI:

        642.000 denunce di infortunio nel 2016, +0,66% rispetto al 2015, 

        419.000 glI infortuni riconosciuti  ( 19% avvenuto con mezzo di trasporto o in itinere),

        1.104 denunce con esito mortale,  618 sul lavoro di questi 332 fuori dall’azienda. 

        Casi mortali scesi del 12,7% rispetto al 2015.  

        Questi i numeri emersi dalla  "Relazione annuale 2016 " di Inail inerente a   Infortuni sul lavoro malattie professionali, vigilanza e finanziamenti per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

        Dati che dovrebbero farci preoccupare: le giornate di inabilità causate dagli infortuni sono infatti  11 milioni, con una media di 84 giorni per infortuni che hanno causato menomazioni, 21 giorni senza menomazione.

        Altro dato preoccupante: 60.260 sono state le malattie professionali denunciate all’Inail, circa 1.300 in più rispetto al 2015, +30% sul 2012. Riconosciute il 33%, ovvero 16.557, il 4% è in istruttoria. 

        45mila le persone che hanno denunciato malattia professionale, il 37% con causa riconosciuta.

        QUALI MALATTIE PROFESSIONALI

        Il  64%  delle malattie professionali denunciate sono relative al sistema osteomuscolare, 14% sistema nervoso, 9% orecchio e apofisi mastoide, 4% tumori.  Ancora 1.416 le malattie asbesto correlate riconosciute. 1.297 i lavoratori deceduti dopo malattia professionale riconosciuta, 375 di questi per silicosi/asbestosi.

        Ma al lavoro non ci si deve ferire e di lavoro non si deve morire. Questo rimane un monito; qui si deve tendere al miglioramento costante e continuo perché l'interesse primario devono essere la tutela della salute e della sicurezza  di tutti. E di questo ci occupiamo noi in Fleming Tecna.  Non avremo mai un punto di arrivo, perché spazi di miglioramento ne avremo sempre!

        Relazione annuale Inail 2016


        Autore: Cristina Vittorielli 06 lug, 2017

        on Decreto del 26 giugno 2017 sono state pubblicate le linee guida, destinate alle attività sportive e relative all’ obbligo di disporre di defibrillatore automaticoin vigore dal 1° luglio 2017.

         

        Non proprio una novità, verrebbe da dire, visto che l’obbligo per le società non

        dilettantistiche entrato in vigore ora deriva dalle proroghe (più di una) al Decreto del Ministero della Salute del 24 aprile 2013  che ha introdotto la dotazione di defibrillatori semiautomatici sia per i professionisti che per i dilettanti.

        Per i professionisti l’obbligo è effettivamente attivo dal 2013, mentre per quanto riguarda lo sport non professionale è stato più volte posticipato (  Decreto 11 gennaio 2016, 19 luglio 2016 e   Legge di conversione del 15 dicembre 2016 n.299 ).

         

        Cosa prevede il Decreto di Giugno?

        L’obbligo di dotarsi e di impiegare defibrillatori semiautomatici per le società e per le associazioni dilettantistiche si intende assolto se:

        • è utilizzato per allenamenti  e competizioni,  un impianto sportivo già dotato dello strumento;
        • se è presente una persona formata “durante le gare inserite nei calendari delle Federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate, durante lo svolgimento di attività sportive con modalità competitive ed attività agonistiche di prestazione disciplinate dagli enti di promozione sportiva, nonché durante le gare organizzate da altre società dilettantistiche”.

        Pertanto: ogni impianto utilizzato dalle società dovrà essere provvisto di defibrillatore e dovrà sempre esserci una persona pronta a utilizzarlo sia negli allenamenti che nel corso di competizioni.

        Di questo le società devono accertarsi prima dell’inizio di ogni gara. Sono  soggette all’obbligo tutte le società che praticano una delle discipline sportive  indicate dal Coni con delibera 20 dicembre 2016, n. 1566 .

        Non è previsto invece per le società che si occupano di discipline a ridotto impegno cardiocircolatorio articolo come le bocce (escluse bocce in volo), il biliardo, il golf, la pesca sportiva di superficie, la caccia sportiva, gli sport di tiro, i giochi da tavolo e sport assimilabili.  L’obbligo non ricade infine sulle società in caso di gare al di fuori degli impianti sportivi.

        Chi può utilizzare il Defibrillatore automatico?

        Essere formati all’utilizzo del defibrillatore è fondamentale per poterlo usare in maniera consapevole e corretta. Non solo, è anche una norma di legge, tanto che la formazione degli operatori laici ( così è definito il personale non sanitario che utilizza il defibrillatore) è disciplinata dalla circolare del 16 maggio 2014 e dall’Accordo stato regioni del 2015 .

        “L’autorizzazione all’utilizzo del DAE è nominativa e viene rilasciata dalla struttura del sistema 118 identificata dalla Regione o PA a coloro che al termine del corso di formazione hanno dimostrato di aver acquisito la competenza per l’effettuazione delle manovre di BLS-D. La Regione può delegare ai soggetti/enti riconosciuti e/o autorizzati che hanno svolto il corso il rilascio delle autorizzazioni alle persone formate.
        Presso le strutture del sistema 118 identificate dalla Regione e PA è mantenuto un registro dei nominativi delle persone in possesso dell’autorizzazione all’impiego del DAE…..”
        Cosa fare quando si acquista un defibrillatore
        Avete acquistato il defibrillatore? Non è sufficiente: ci si deve attivare per effettuare il corso di formazione ed è necessario comunicare, alla struttura regionale individuata allo scopo (in Regione Lombardia è AREU)  nei termini e con le modalità stabilite, il possesso
        del dispositivo e il luogo dove esso è posizionato.
        Le informazioni relative alla dislocazione dei DAE sul territorio regionale vengono messe a disposizione delle Centrali Operative 118 di riferimento ai fini della loro geolocalizzazione, sia per facilitare la tempestività di intervento sul luogo dell’evento in caso di segnalazione di utilizzo del dispositivo, sia per il monitoraggio delle attività di defibrillazione.

        Autore: Cristina Vittorielli 06 lug, 2017

        Cosa succede quanto assumiamo il primo dipendente? Fra visita medica, corsi di formazione e documenti la spesa non è indifferente, ed allora si cerca di “limare” i costi, facendo solo ciò che risulta essere “più obbligatorio” (se poi una gerarchia esiste). E la formazione, mi dispiace dirlo, è spesso l’agnello sacrificale, vissuta come semplice obbligo (quindi spesa) e non come investimento.

        Formare e informare i propri dipendenti è invece strategico, per tutte le realtà: piccole, grandi, pericolose e meno pericolose. Non solo per la diffusione di pratiche sicure, che diventano nel tempo abitudini di vita ma anche per il segnale che si manda, in questo modo alla propria forza lavoro, ai propri dipendenti. Un segnale di attenzione e di cura.

        Inoltre formare i lavoratori in merito  ai rischi presenti sul luogo di lavoro significa prevenire  infortuni e  malattie professionali, significa  innalzare la qualità del proprio prodotto/servizio, significa ridurre disguidi, contenere…i costi…proprio così! Un vecchio proverbio recitava: “CHI PIU’ SPENDE MENO SPENDE…” e, si sa i proverbi hanno sempre ragione!

        Investire nei corsi di formazione si trasforma, nel lungo periodo, in un risparmio: quanto può costare un fermo macchina? un interruzione sulla linea produttiva? Un lavoratore che contrae una malattia lavorativa? ed ancora: che effetti può avere, in reparto, un infortunio? E non mi riferisco solo alla produttività…

        E’ bene sottolineare una cosa  non trascurabile: i corsi di formazione non sono una scelta delle aziende virtuose ma un obbligo per ogni datore di lavoro, in difetto del quale si rischiano sanzioni non indifferenti, anche penali.

        In caso di mancata Formazione  il Datore di Lavoro è soggetto alle Sanzioni previste dal D. Lgs 81/2008 , modificato dal  famoso “ Jobs Act ”  « …. In caso di violazione delle disposizioni previste dall’articolo 18, comma 1, lettera g), e dall’articolo 37, commi 1, 7, 9 e 10, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori gli importi della sanzione sono raddoppiati, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori gli importi della sanzione sono triplicati ».  Quindi, per capirci in “euro”
        fino a 5 lavoratori non formati : da due a quattro mesi di arresto, o l’ammenda da 1.315,20 a 5.699,20 euro;
        da 6 a 10 lavoratori : da quattro a otto mesi di arresto o ammenda fino a 11.398,40 euro;
        oltre i 10 lavoratori : da sei mesi a un anno di arresto, ammenda fino a 17.097,60 euro.

         

        Chi può non fare nulla? L’unico che può “non fare nulla” è colui che lavora da solo, senza alcun aiuto. Tuttavia se lavora presso terzi è tenuto ad essere in regola con i dettami del D.lgs 81/08…quindi…

        Quindi viviamo questi corsi di formazione per quello che sono, ottime occasioni per imparare a lavorare in sicurezza. Alle volte a vivere in sicurezza, perché la nostra salute, il nostro benessere, la nostra vita passano anche da questo!


        Autore: Cristina Vittorielli 12 giu, 2017

        Alla fine anche noi ci siamo fatti il Blog…o meglio il nostro Stagista Matteo, che venerdì 16 Giugno finirà l’esperienza di stage presso la nostra azienda, ci saluta con questo regalo!

        Ed allora grazie Matteo, grazie per la vitalità che hai portato con i tuoi neo 18 anni, grazie per aver dato nuovo sprint alla nostra comunicazione,  grazie per averci regalato questo strumento, grazie per averci fatto tornare la voglia di scrivere e…non in “giuridichese” ma di condividere ciò che vediamo e viviamo nella nostra quotidianità.

        Da parte nostra l’impegno perché queste pagine rimangano vive, sempre, in contenuti, freschezza e vitalità…chi ci segue?

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